Olio extra vergine di oliva… mon amour!

Alessandra Cuscinà e l'olio siciliano

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La Fenice: mangiare bene si può

Posted by Alessandra su 7 agosto 2009

Giovedì mattina andiamo (il mio winewriter e io) a Mazara del Vallo a comprare le cozze da Basiricò, una volta l’anno – almeno – non può mancare la mia pasta con le cozze e se non sono di Basiricò non la faccio.
Pensavamo di mangiare lì ma sono aperti solo la sera (eccetto la domenica) così il cozzaro mi consiglia di andare a mangiare a La Fenice sul lungomare: andiamo.

Ad accoglierti il sorriso dolce di Cinzia Sugamiele moglie dello chef  Davide Norrito entrambi diplomati alla Scuola Alberghiera, entrambi bravissimi.

Parola  d’ordine: “qualità“, vi ricordate quando alla tv facevano la pubblicità del bollino “semaforo verde”  che averlo esposto sulla propria vetrina siginificava: “Qualità, convenienza e cortesia”? Ebbene La Fenice ricorda quello slogan.

Due ragazzi in gamba Davide e Cinzia, giovanissimi, già genitori di due bellissimi bambini, sicuri delle loro capacità e con le idee chiare: la qualità paga sempre. E capisci che è così quando scorri la carta dei vini e vedi che i ricarichi sono più che corretti, abbiamo ordinato uno Iacaranda di Antonello Cassarà alla carta 10,00 euro, (per fare un altro esempio: Il Cometa di Planeta a 25,00 euro) questo la dice lunga sul locale, sui proprietari e sul rispetto del cliente, una volta tanto non si mira al “mordi e fuggi” ma ad accontentare una clientela che di certo tornerà e ti farà un notevole passaparola.

L’olio a tavola: Planeta, lo apro per “sniffarlo”: un fruttato meraviglioso, perfetto, profumatissimo. La bottiglia è da mezzo litro e si vede che è originale, che nulla è stato rabboccato che l’olio è al suo massimo, anche questo – naturalmente – la dice lunga sulla politica gestionale dei due proprietari.

La frittura: sublime, non resisto e mi informo: “Che olio usate in cucina?”  e  Cinzia mi risponde che è un buon extra vergine di oliva della zona. Non avevo dubbi! Questi ragazzi sono davvero in gamba!

Il pesce è freschissimo, Cinzia mi spiega che preferisce prendere pochi pesci ogni mattina e non cassette intere per evitare che rimanga.

Hanno capito davvero come si deve lavorare per far tornare la Sicilia ai fasti di una delle Regioni più nominate e meta di turisti proprio grazie alla cucina e ai cibi.

Il rapporto qualità/prezzo è eccellente: antipasto La Fenice (ottimo e abbondante) + zuppa di cozze (era 1 ma valeva per 2!),  buonissima, pesce fresco (un quantitativo pazzesco e noi eravamo già stra-sazi con gli antipasti) una bottiglia di acqua e 1 Iacaranda (Sauvignon blanc e Grillo), mamma quant’è buono,  alla fine paghiamo 80,00 euro che li valeva tutti, ma si sarebbe potuto spendere la metà se fossimo stati a conoscenza delle porzioni 🙂

Consiglio a chiunque di andare a Mazara del Vallo, mangiare a La Fenice e passare da Basiricò a comprare cozze e frutti di mare, non ve ne pentirete!

La sera fanno pure la pizza.

RISTORANTE PIZZERIA LA FENICE
lungomare S. Vito, 23 – MAZARA DEL VALLO (TP)
Tel/Fax 0923 940163

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Imprenditoria e Consorzio in Sicilia

Posted by Alessandra su 13 gennaio 2008

Sono cresciuta in una casa circondata da ulivi da sempre, da 6 anni mi occupo della mia azienda agricola e da 2 del Consorzio Verdorolio Bilìci di produttori olivicoli in tutta la Sicilia.
Ciò che non smette mai di stupirmi e di gettarmi nello sconforto (non sono facile agli sconforti, tiro sempre avanti, ad oltranza, per ottenere ciò in cui credo fermamente) è la totale assenza di capacità imprenditoriale della maggior parte degli “imprenditori agricoli” siciliani.
Non hanno ancora capito che “fare squadra”, “l’unione fa la forza”, “far parte di un consorzio” non sono solo parole o bei motti ma realtà forti. Essere UNITI significa avere POTERE CONTRATTUALE, essere ASCOLTATI dalle Istituzioni, ottenere benefici per sé e per gli altri (che non sono nemici ma colleghi) che sono nella nostra stessa situazione di stallo e demoralizzazione perché il nostro prodotto, il nostro amato olio (ma il discorso è estensibile a tutto il mondo agricolo) non è capito in quanto non è conosciuto e non lo è perché le Istituzioni (per es. l’Ass. alla Cooperazione – e in alcuni casi hanno anche ragione) per aiutarti vogliono che dietro tu abbia i numeri, le quantità. Il problema è che raramente per non dire sempre se hai le quantità non hai la qualità, c’è poco da fare ma è così. Ecco perché nasce un Consorzio come il Verdorolio per avere qualità e quantità (fatta da tante piccole realtà di qualità).
Ma se le piccole realtà non si svegliano e non capiscono che devono dimostrare di essere unite non hanno speranze e il Consorzio non ha ragion d’essere.
Ma come si fa a dimostrare di essere unite?
È semplice: basta essere presenti.
Come?
Rispondendo a quelle iniziative che riguardano tutti.
Che significa?
Significa che se faccio parte di un Consorzio che ha firmato un protocollo d’intesa con un ENTE nazionale e mi si offre la possibilità di approfittare di un’offerta, peraltro estremamente vantaggiosa, partecipo, anche se non mi serve più di tanto per dimostrare che se il Consorzio prende un impegno può contare su di me e anche perché domani quest’ENTE parlerà del Consorzio come di un Organismo Grosso e Compatto che ha o può avere un suo peso nel mondo agricolo.
Questo per me significa essere uniti.
Partecipare, rispondere, degnarsi di fare “rispondi” a una e-mail e rispondere alle domande che vengono poste a tutti.
Almeno così semplifico la pazzesca mole di lavoro cui va incontro chi nel Consorzio ci crede e ci mette tutto se stesso oltre ai soldi e al lavoro “gratis”.
Il Nord dovrebbe darci delle grandi lezioni, e anche la Francia
essi ottengono tutto essendo compatti e uniti.
D’altro canto una protesta di 2 – 3 persone non spaventa nessuno, non fa notizia.
Una protesta di un’intera categoria, di una città, di un paese fa paura.
Non dimentichiamo che ognuno di noi è un potenziale voto (che va moltiplicato per i membri della propria famiglia) e i nostri politici questo lo sanno.
Al nord, che la sanno lunga, consorziarsi è cosa vecchia e tutti rispettano le regole, tutti credono nel consorzio. E i risultati li hanno avuti.
Non per niente la Toscana ha l’olio IGP e noi stiamo ancora qui con le DOP(doppettine – come le chiamo io) fatte per pochi intimi!
Lo Stato, la Regione Siciliana, con tutta la buona volontà non possono (o non vogliono) fare più di tanto per l’agricoltura siciliana, sta a noi produttori e imprenditori proporre il nostro prodotto in Italia e all’Estero e farlo conoscere e apprezzare.
L’olio siciliano negli ultimi anni ha vinto premi e menzioni in tutto il mondo.
I nostri oli sono sulla maggior parte delle guide d’eccellenza del mondo, vince premi, viene menzionato su tutte le riviste specialistiche del settore adesso bisogna vendere.Vendere a chi capisce, vendere a chi apprezza il binomio buona cucina e salute.

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