Olio extra vergine di oliva… mon amour!

Alessandra Cuscinà e l'olio siciliano

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OLIO DENOCCIOLATO BATTE CONVENZIONALE: I RISULTATI DI UN QUADRIENNIO DI SPERIMENTAZIONE

Pubblicato da Alessandra Cuscinà su 23 Febbraio 2009

CONCLUSIONI

Con mia immensa soddisfazione il 6 febbraio il convegno che si è tenuto a Spoleto sugli oli denocciolati e i risultati di un quadriennio di sperimentazione su di essi ha confermato la superiorità del denocciolato sul convenzionale.

Non me ne vogliano i colleghi produttori ma questo è quanto è venuto fuori dalla ricerca finanziata dal Ministero delle Politiche agricole al CRA OLI (Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura).

Durante il convegno si è evidenziato che i composti fenolici idrofili (che tendono ad assorbire l’acqua) e le sostanze lipofile (si sciolgono preferenzialmente nei grassi ) volatili sono responsabili delle proprietà salutistiche degli oli extra vergini di oliva. Gli antiossidanti più esclusivi degli extravergini di oliva sono però i composti fenolici anfifitici che vengono generati dalle sostanze fenoliche presenti nel frutto dell’oliva.

Da una serie di esami è emerso che la resistenza all’ossidazione dell’olio e quindi la sua durata nel tempo prima che si instaurino processi di irrancidimento è principalmente legata ai derivati dell’oleuropeina un polifenolo presente nella polpa dell’oliva (e anche nelle foglie).

Si lavora molto per il miglioramento della qualità dell’olio e si va verso due linee guida: fondamentali:

a) produrre oli sempre più caratterizzati da un elevato impatto sia sensoriale sia salutistico;

b) valorizzare i prodotti secondari quali sanse vergini e acque di vegetazione attraverso tecnologie innovative.

E la mia azienda lo fa già da 8 anni.

Nei riguardi del miglioramento della qualità dell’olio l’innovazione di processo muove da alcune conoscenze di base, relative alla composizione e distribuzione degli enzimi endogeni del frutto, che hanno evidenziato come il nocciolo sia particolarmente ricco di attività perossidasica (ossidazione dovuta ad alcuni enzimi) in grado di degradare i composti fenolici idrofili nel corso del processo estrattivo, ed allo stesso tempo, ininfluente nei riguardi della composizione aromatica dell’olio e delle rese all’estrazione. Va, infatti, osservato come l’attività lipossigenasica osservata nel nocciolo non sia, se non in forma molto marginale, in grado di produrre sostanze aromatiche che vengono invece prodotte per la maggior parte dalla lipossigenasi (è di fondamentale importanza nella formazione di tutte quelle sostanze volatili responsabili dell’aroma di frutti e vegetali che, nel caso dell’olio di oliva, contribuisce in maniera marcata alla caratterizzazione e differenziazione tra cultivar diverse. Lo stadio di maturazione delle olive è un fattore che condiziona la composizione in termini di molecole volatili del flavor dell’olio ed è collegato alla attività della lipossigenasi, quest’ultima è infatti bassa nella prima fase di sviluppo del frutto ed aumenta rapidamente tra i 57 e gli 84 giorni, raggiungendo un plateau intorno ai 120 giorni, contenuta nella polpa.

Questo lascia supporre che l’attività del nocciolo sia da considerarsi più lipossidasica (ossidante) che come lipossigenasica .

Il dato più saliente dell’olio denocciolato è la marcata naturalità e presenza nell’olio di componenti bioattivi che lo fanno assurgere ad un prodotto di eccellenza, tipico, e di alto valore bionutrizionale.

Significativo è anche l’aspetto concernente il totale recupero dei prodotti secondari.

In tema di prodotti secondari va rimarcato che si ottengono acque di vegetazione caratterizzate da un alto contenuto di polifenoli, composti dotati di potere protettivo superiore a quello degli antiossidanti sintetici (peraltro meno sicuri) e suscettibili di riutilizzo nell’industria agroalimentare, farmaceutica e cosmetica.

L’olio denocciolato si caratterizza per la sua marcata naturalità, ricchezza di componenti nutraceutici e funzionali, ottimale composizione del flavour ed aroma, lunga vita di scaffale (shelf life).

La denocciolatura ha un effetto significativo sulla composizione e sulle caratteristiche degli oli.

Il denoccioalatore ha esplicato azioni meno efficaci sul tessuto ipodermico del frutto, dove sono concentrati i pigmenti cloroplastici (clorofille, caroteni, xantofille).

Conseguentemente tali oli sono apparsi meno ricchi di pigmenti e meno colorati ma sono risultati notevolmente più ricchi di fenoli, volatili e tocoferoli. Sono, inoltre da sottolineare i valori più alti al rancimat (indice di stabilità dell’olio) e soprattutto la maggiore fragranza e intensità del flavour (fruttato, profumo) e dell’aroma.

Tutto ciò si deve sia alla blanda azione del denocciolatore sia alla soppressione degli effetti indesiderati degli enzimi endogeni del nocciolo e un più alto contenuto di fitosteroli contenuti nel seme.

La qualità e tipicità degli oli denocciolati, e conseguentemente le loro proprietà edonistiche e bionutrizionali, risultano ancora più esaltate se la materia prima viene prodotta con tecniche di olivicoltura biologica.

Per un’alimentazione sana, e nella prevenzione dello stress ossidativo, della sindrome metabolica, invecchiamento precoce, tumori, e altre patologie del nostro tempo.

ANTEFATTO

stendardo-accademia

Il 6 febbraio 2009, l’Accademia Nazionale dell’Olio e dell’Olivo ha presentato, nell’ambito del PROGETTO VALOROLIO, finanziato dal Mipaaf, il convegno:

ESTRAZIONE DELL’OLIO DA PASTE DENOCCIOLATE DI OLIVA  – Risultati di un quadriennio di sperimentazione a Spoleto (PG), nella bellissima sede tardo seicentesca di Palazzo Anciani, nel pieno centro storico della città.

Ho ricevuto l’invito del Prof. Alfonso Ranalli il 21 gennaio ed ho deciso subito di andare a sentire quali fossero i risultati delle ricerche effettuate.

Con mia grande soddisfazione l’Olio denocciolato è stato dichiarato il migliore per qualità e conservazione, il gusto  dipende dalle cultivar ma a parità di cultivar il denocciolato mantiene più a lungo profumi, sapore e polifenoli (antiossidanti).

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Spoleto (PG) – Piazza della Libertà sulla quale si affaccia

l’Accademia Nazionale dell’Olivo e dell’Olio

Il bello è che è stato dimostrato che anche i prodotti di scarto: sansa e acque di vegetazione sono di grande utilità nella mangimistica animale (non causano alterazioni nè di sapore nè di odore e apportano migliorie alla qualità del latte), mentre, per quanto riguarda il nòcciolo, si stanno cercando usi che ne sfruttino al meglio le potenzialità…

…io, intanto, lo uso per il riscaldamento di casa così do una mano all’ambiente e alle mie tasche.

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La prefazione al convegno:

Numerose ricerche hanno ampiamente documentato come la mandorla costituisca un supporto negativo tra i diversi costituenti del frutto conseguentemente al fatto che questo componente, nel corso del processo di estrazione, in particolare in fase di gramolatura, manifesta attività enzimatiche endogene di tipo lipolitico e perossidativo dovute alla presenza di lipasi e perossidasi. In questo contesto, quindi, la sottrazione del nòcciolo nel processo di estrazione meccanica dell’olio vergine di oliva può comportare un miglioramento della qualità del prodotto in termini di minor accumulo di acidi grassi liberi e di perossidi da una parte e di un maggior contenuto in antiossidanti e componenti volatili aromatiche dall’altra.

Accanto a questi aspetti altre due interessanti propsettive sono connesse a questa pratica. La possibilità di ottenere sanse vergini denocciolate e conseguentemente prive di “polverino” più appetibili dal punto di vista mangimistico zootecnico; le acque di vegetazione con una minore carica enziamtica ossidativa e pertanto più ricche in contenuti fenolici e volatili tali da poter essere utilizzate per il recupero di questi due importanti componenti d’interesse per il settore alimentare.

Per quanto concerne la stessa mandorla e il tegumento rinvenienti dal nòcciolo possono aprirsi prospettive di una loro utilizzazione. Le prime per il recupero dell’olio particolarmente ricco in acidi grassi polinsaturi omega 3 e omega 6 e di fosfolipidi; sostanze entrambe di grande interesse nutrizionale e nella cosmesi. I secondi per recuperare alcune componenti struttrali da riutilizzare nell’indurstria chimica e come materiale combustibile.

I risultati di un quadriennio di sperimentazione hanno fornito alcune risposte a queste prospettive di sviluppo innovativo del settore. Hanno infatti messo in evidenza che le caratteristiche qualitative degli oli sono sostanzialmente migliori rispetto a quelli ottenuti con sistemi tradizionali; le sanse vergini, sottoposte ad alcuni interventi biotecnologici hanno nettamente migliorato l’assetto compositivo dal punto di vista mangimistico. Bufale in lattazione alimentate con mangimi integrati da questo materiale hanno prodotto latte con caratteristiche qualitative migliorate; acque di vegetazione e tegumenti provenienti dal nòcciolo, opportunamente trattate per via chimica, hanno consentito di ottenere molecole di interesse industriale.

Resta un capitolo irrisolto quello cioè di avviare una approfondita indagine sulla utilizzazione della mandorla che rappresenta il 1,5-2,0% in peso del frutto e che per i suoi particolari contenuti può costituire un ulteriore valore aggiunto all’interno del settore elaiotecnico.

GF. Montedoro

Il programma

Introduzione

GianFrancesco Montedoro – Coordinatore nazionale del progetto – Università degli Studi di Perugia – Perugia

Interventi:

Coordina e introduce

Marina Montedoro – Dirigente SVIRIS IV – Ricerca e Sperimentazione – DG Sviluppo Rurale, Infrastrutture e Servizia – MiPAAF – Roma

Maurizio Servili Università degli Studi di Perugia

Nuovi indirizzi nell’estrazione meccanica dell’olio extra vergine di oliva volti al miglioramento della qualità ed alla valorizzazione dei prodotti secondari.

convegno-serviliIl Prof. Maurizio Servili

in un momento della sua relazione

Alfonso Ranalli – CRA – OLI – Pescara

Rilievi qualitativi su alcuni componenti degli oli ottenuti mediante estrazione di paste denocciolate di oliva in diversi areali nazionali.

convegno-ranalliIl Prof. Alfonso Ranalli

in un momento della sua relazione

Maurizio Petruccioli – Università degli Studi della Tuscia – Viterbo

Sanse vergini denocciolate: interventi biotecnologici volti a migliorare l’assetto nutrizionale nell’alimentazione animale.

Coffee break

convegno-breakDurante il coffee break ho il piacere di conoscere di persona il Dr. Ranalli

Settimio Bartocci - CRA – PCM – Roma

Impiego di sanse vergini denocciolate nell’alimentazione di bufale in lattazone e ricadute sulla quantità e qualità del latte.

Enrico Mincione – Università degli Studi della Tuscia – Viterbo

Recupero di antiossidanti naturali dalle acque di vegetazione e dal nocciolo. Conversione delle molecole più abbondanti in prodotti di interesse industriale.

La relazione è stata fatta dalla dott.a Roberta Bernini che ha collaborato al progetto con il prof. Mincione e altri.

Andrea Marchini - Università degli Studi di Perugia

Valutazioni economiche dei processi estrattivi e di valorizzazione dei reflui oleari.

Dibattito

È stato vivace e  davvero interessante, di solito non c’è nessuno che vuol fare domande, in questo caso c’è stato il problema opposto e nessuno degli astanti si mostrava annoiato o infastidito: un vero successo!

convegno-plateaUn momento del convegno

Conclusioni

a cura della dott.a Marina Montedoro

Pranzo a buffet

Davvero eccellente a cura del ristorante – albergo Le Casaline di Spoleto.

Indimenticabile il prosciutto cotto nel pane, superbo.

pranzo1

Con Domenico Tancredi, ingegnere chimico e produttore di Olio denocciolato

e socio fondatore dell’Associazione Produttori Fagiolo di Controne

In occasione di questa trasferta a Spoleto ho avuto l’immenso piacere di cenare al ristorante Tric Trac di cui parlerò a breve nella pagina “Ristoranti consigliati lo consiglio caldamente a chi ama, o vuole capire, cosa sia la buona cucina nella splendida Piazza del Duomo di Spoleto.

piazza-duomo

La Piazza del Duomo di Spoleto

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L’Olio Cuscinà su La Cucina Italiana di Gennaio 2009

Pubblicato da Alessandra Cuscinà su 11 Gennaio 2009

L’instancabile Luigi Caricato (direttore di teatronaturale.it) ha colpito ancora e, a sopresa, mi ha fatto trovare l’Olio Cuscinà su La Cucina Italiana una delle riviste di gastronomia più prestigiose del settore in Italia e all’Estero. Inutile dire che sono felicissima, è importante per noi piccoli produttori di nicchia ricevere riconoscimenti al proprio lavoro e al proprio prodotto, è l’unica cosa che non ci fa mandare tutto all’aria. L’articolo è molto interessante e pone in evidenza come, oggi, a differenza di qualche anno fa, non si condisca più tutto con un unico olio, ma, ogni pietanza ha l’abbinamento più consono all’olio più o meno fruttato, più o meno piccante o amaro.
Un olio abbinato correttamente ad una pietanza ne esalta aromi e profumi rendendola unica.

La Cucina Italiana - Gennaio 2009

Il mio olio su La Cucina Italiana di Gennaio 2009
Il mio olio su La Cucina Italiana di Gennaio 2009

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Sicilia – Campagna olearia 2008 – Il prezzo dell’olio extra vergine

Pubblicato da Alessandra Cuscinà su 1 Novembre 2008

Premesso che chi completa la filiera dell’olio sa bene quanto lavoro, fatica, amore, dedizione, costi (altissimi, la sola manodopera costa 45,00 euro al giorno più le tasse) sono necessari per ottenere il prodotto finito e quindi non venderà mai ai prezzi che leggerete qui di seguito perché altrimenti non avrebbe senso fare questo lavoro in quanto si andrebbe solo in perdita.

Il prezzo “corretto” a cui si dovrebbe trovare una bottiglia da mezzo litro di olio di alta qualità non può essere inferiore ai 10,00  euro.

Detto ciò, lo scandalo/tragedia:

le ultime notizie danno il prezzo dell’olio SICILIANO all’ingrosso (cisterne 330 q.li minimo) a 3,00-3,30 € Kg* in tutta la Sicilia eccetto che nella zona di Ragusa in cui i prezzi invece vanno tra i €  4,00 – 5,00 per tutte le varietà eccetto che per la Tonda Iblea che va da € 5,00 a 5,50 ( a 6,00 la dop)

* 1 kg di olio corrisponde circa a L 1,100 (perché il peso specifico dell’olio extra vergine è di 0,915  Kg. circa)

nelle varie province al privato oscilla:

  • Palermo € 4,50 al Kg;
  • Agrigento € 3,80 – 4,00 al Kg;
  • Caltanissetta € 4,00 – 4,50 al Kg;
  • Catania € 5,80 – 6,00 al Kg; (e non vendono all’ingrosso)
  • Trapani € 4,00 – 5,00 al Kg; (all’ingrosso va a € 3,00 – 3,50);
  • Enna € 4,50 al Kg; (€ 6,50 litro il biologico certificato)
  • Messina € 5,50 – 6,00 al Kg;
  • Siracusa € 4,50 e 5,00 al Kg. (all’ingrosso va a € 3,50 – 4,00);
  • Ragusa € 4,00 – 6,50 al Kg.

Riporto parte di una mail ricevuta dal dott. Gerlando Zambuto,  Presidente dell’Associazione di produttori olivicoli ASPROL di Agrigento:

“Tutta l’agricoltura, in particolare quella meridionale, paga il prezzo della mancata organizzazione nelle forme associative tanto auspicate, per cui sarà difficile nel prossimo futuro pensare di continuare con l’ego che distingue i produttori agricoli dagli altri settori produttivi. Ti comunico che nella nostra provincia il mercato della nuova produzione è quasi fermo, i prezzi odierni all’ingrosso (cisterne 330 q.li minimo) spuntano circa 3.00 € al kg. mentre al minuto si arriva ad € 3,80-4,00 al Kg. Sarà possibile mantere ancora questa olivicoltura? a Te le conclusioni.”

La situazione è drammatica non si recuperano nemmeno le spese di un anno di lavoro: potatura, aratura, concimazione, trattamenti (che siano biologici o convenzionali costano sempre un bel po’), certificazioni, raccolta, spese di molitura. Per non parlare di chi imbottiglia: cambiano le norme ogni 5 minuti e cambiano pure le etichette (migliaia di euro persi come niente). Come si può ripagare tutto questo con 3 euro al kg??? Impossibile!!!

A queste condizioni è meglio lasciar perdere tutto e non coltivare più né fare olio.

Ogni anno è sempre peggio e ogni anno tutti piangono per i prezzi di vendita troppo bassi, bisogna essere uniti, bisogna dimostrare di avere carattere, non possiamo aspettare che intervenga lo Stato, qualcuno mi ha detto: “La Regione dovrebbe fare qualcosa!” ma perché la Regione? perché così potremo dire che ce lo hanno imposto e se le cose andassero male potremo incolpare la Regione???

Ma perché dobbiamo sempre demandare tutto a tutti?

Bisogna stabilire un prezzo minimo di vendita al quale si dovrebbero attenere tutti – ma proprio tutti – di modo che non ci si ritrovi ogni anno in questa situazione che sta lentamente ma inesorabilmente distruggendo la nostra olivicoltura.

Si tratta di leggi di mercato piuttosto banali, prima fra tutte quella della domanda e dell’offerta: mi sembra naturale che se c’è chi vende a questi prezzi anche altri saranno obbligati, per poter vendere il loro prodotto, ad abbassare il prezzo di vendita. D’altro canto l’olio siciliano è forte, profumato, denso, perfetto per tagliare tutti i tipi di olietto insignificante o olio di semi vari e farlo sembrare un olio buono, pertanto dubito che il commerciante possa facilmente sostituirlo con quello pugliese o calabrese di basso costo o con quello spagnolo che sì, vero è che invade il mercato con i suoi bassi costi, ma non ha a che vedere per sapore, profumo e densità con quello siciliano.

Il consumatore finale deve imparare il valore di ciò che porta in tavola e pagare l’olio  a  un prezzo equo  e  comincerà, anche, a capire che quando trova un olio di € 3,50 – 5,00 nella bottiglia  da un litro c’è qualcosa che non va. Ma si può sapere perché ’sto consumatore  deve avere due cellulari con la tv e poi deve risparmiare sull’olio???

La cosa fondamentale che offre l’olio extra vergine di oliva, e quello siciliano in particolare, è che se è buono (e quindi costa!) fa bene alla salute, è un antiossidante naturale, rallenta l’invecchiamento delle cellule, previene gli infarti. Ma questo non vale per tutti gli oli in commercio ma soltanto per quelli di alta qualità perché contengono tutta una serie di sostanze (i polifenoli) che hanno queste proprietà.

La differenza tra una bottiglia da mezzo litro di  olio a 10,00 euro e una da un litro a 4,00 euro sta proprio qui: il primo è un condimento che è  “quasi” una medicina e fa bene alla salute, il secondo è solo una cosa unta che non da’ nemmeno tanto sapore ai piatti.

Bisogna fare educazione al gusto, non mi stancherò mai di spiegare che l’olio per essere buono, di qualità, deve essere amaro, piccante e deve pizzicare in gola altrimenti non è olio fresco e non ha quelle proprietà salutistiche di cui sopra.

Spero che gli olivicoltori si sveglino e concordino un prezzo minimo di vendita dimostrando concretamente di  credere nel proprio prodotto!

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Patatine crick crock con extra vergine di oliva

Pubblicato da Alessandra Cuscinà su 12 Aprile 2008

E ci risiamo! Ma vi immaginate se quelle
patatine fossero davvero all’olio extra vergine di oliva?

Seeeeeeeeeeeeeeee

Ma quando mai!

Ce ne avranno messo lo 0,00001% e ci scrivono "arricchite con olio extra vergine di oliva" e quel parac… di Vissani fa da testimonial! :-)

Ma siccome NON TUTTI I MALI VENGONO PER NUOCERE, forse, ’sta trovata darà una spinta all’extra vergine, nel senso che: se una grossa casa di patatine schifine impronta una campagna pubblicitaria su l’arricchimento con extra vergine vuol dire che l’opinione pubblica sta cominciando a capire l’importanza dell’extra vergine… forse.

Cmq da leggere assolutamente
l’articolo di Luigi Caricato su Vissani e il premio "MIGLIOR COMUNICATORE DELLA CULTURA DELL’OLIO" l’articolo è favoloso (e fa davvero riflettere in che mondo del cavolo viviamo)

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