Sicilia – Campagna olearia 2008 – Il prezzo dell’olio extra vergine
Pubblicato da Alessandra Cuscinà su 1 Novembre 2008
Premesso che chi completa la filiera dell’olio sa bene quanto lavoro, fatica, amore, dedizione, costi (altissimi, la sola manodopera costa 45,00 euro al giorno più le tasse) sono necessari per ottenere il prodotto finito e quindi non venderà mai ai prezzi che leggerete qui di seguito perché altrimenti non avrebbe senso fare questo lavoro in quanto si andrebbe solo in perdita.
Il prezzo “corretto” a cui si dovrebbe trovare una bottiglia da mezzo litro di olio di alta qualità non può essere inferiore ai 10,00 euro.
Detto ciò, lo scandalo/tragedia:
le ultime notizie danno il prezzo dell’olio SICILIANO all’ingrosso (cisterne 330 q.li minimo) a 3,00-3,30 € Kg* in tutta la Sicilia eccetto che nella zona di Ragusa in cui i prezzi invece vanno tra i € 4,00 – 5,00 per tutte le varietà eccetto che per la Tonda Iblea che va da € 5,00 a 5,50 ( a 6,00 la dop)
* 1 kg di olio corrisponde circa a L 1,100 (perché il peso specifico dell’olio extra vergine è di 0,915 Kg. circa)
nelle varie province al privato oscilla:
- Palermo € 4,50 al Kg;
- Agrigento € 3,80 – 4,00 al Kg;
- Caltanissetta € 4,00 – 4,50 al Kg;
- Catania € 5,80 – 6,00 al Kg; (e non vendono all’ingrosso)
- Trapani € 4,00 – 5,00 al Kg; (all’ingrosso va a € 3,00 – 3,50);
- Enna € 4,50 al Kg; (€ 6,50 litro il biologico certificato)
- Messina € 5,50 – 6,00 al Kg;
- Siracusa € 4,50 e 5,00 al Kg. (all’ingrosso va a € 3,50 – 4,00);
- Ragusa € 4,00 – 6,50 al Kg.
Riporto parte di una mail ricevuta dal dott. Gerlando Zambuto, Presidente dell’Associazione di produttori olivicoli ASPROL di Agrigento:
“Tutta l’agricoltura, in particolare quella meridionale, paga il prezzo della mancata organizzazione nelle forme associative tanto auspicate, per cui sarà difficile nel prossimo futuro pensare di continuare con l’ego che distingue i produttori agricoli dagli altri settori produttivi. Ti comunico che nella nostra provincia il mercato della nuova produzione è quasi fermo, i prezzi odierni all’ingrosso (cisterne 330 q.li minimo) spuntano circa 3.00 € al kg. mentre al minuto si arriva ad € 3,80-4,00 al Kg. Sarà possibile mantere ancora questa olivicoltura? a Te le conclusioni.”
La situazione è drammatica non si recuperano nemmeno le spese di un anno di lavoro: potatura, aratura, concimazione, trattamenti (che siano biologici o convenzionali costano sempre un bel po’), certificazioni, raccolta, spese di molitura. Per non parlare di chi imbottiglia: cambiano le norme ogni 5 minuti e cambiano pure le etichette (migliaia di euro persi come niente). Come si può ripagare tutto questo con 3 euro al kg??? Impossibile!!!
A queste condizioni è meglio lasciar perdere tutto e non coltivare più né fare olio.
Ogni anno è sempre peggio e ogni anno tutti piangono per i prezzi di vendita troppo bassi, bisogna essere uniti, bisogna dimostrare di avere carattere, non possiamo aspettare che intervenga lo Stato, qualcuno mi ha detto: “La Regione dovrebbe fare qualcosa!” ma perché la Regione? perché così potremo dire che ce lo hanno imposto e se le cose andassero male potremo incolpare la Regione???
Ma perché dobbiamo sempre demandare tutto a tutti?
Bisogna stabilire un prezzo minimo di vendita al quale si dovrebbero attenere tutti – ma proprio tutti – di modo che non ci si ritrovi ogni anno in questa situazione che sta lentamente ma inesorabilmente distruggendo la nostra olivicoltura.
Si tratta di leggi di mercato piuttosto banali, prima fra tutte quella della domanda e dell’offerta: mi sembra naturale che se c’è chi vende a questi prezzi anche altri saranno obbligati, per poter vendere il loro prodotto, ad abbassare il prezzo di vendita. D’altro canto l’olio siciliano è forte, profumato, denso, perfetto per tagliare tutti i tipi di olietto insignificante o olio di semi vari e farlo sembrare un olio buono, pertanto dubito che il commerciante possa facilmente sostituirlo con quello pugliese o calabrese di basso costo o con quello spagnolo che sì, vero è che invade il mercato con i suoi bassi costi, ma non ha a che vedere per sapore, profumo e densità con quello siciliano.
Il consumatore finale deve imparare il valore di ciò che porta in tavola e pagare l’olio a un prezzo equo e comincerà, anche, a capire che quando trova un olio di € 3,50 – 5,00 nella bottiglia da un litro c’è qualcosa che non va. Ma si può sapere perché ’sto consumatore deve avere due cellulari con la tv e poi deve risparmiare sull’olio???
La cosa fondamentale che offre l’olio extra vergine di oliva, e quello siciliano in particolare, è che se è buono (e quindi costa!) fa bene alla salute, è un antiossidante naturale, rallenta l’invecchiamento delle cellule, previene gli infarti. Ma questo non vale per tutti gli oli in commercio ma soltanto per quelli di alta qualità perché contengono tutta una serie di sostanze (i polifenoli) che hanno queste proprietà.
La differenza tra una bottiglia da mezzo litro di olio a 10,00 euro e una da un litro a 4,00 euro sta proprio qui: il primo è un condimento che è “quasi” una medicina e fa bene alla salute, il secondo è solo una cosa unta che non da’ nemmeno tanto sapore ai piatti.
Bisogna fare educazione al gusto, non mi stancherò mai di spiegare che l’olio per essere buono, di qualità, deve essere amaro, piccante e deve pizzicare in gola altrimenti non è olio fresco e non ha quelle proprietà salutistiche di cui sopra.
Spero che gli olivicoltori si sveglino e concordino un prezzo minimo di vendita dimostrando concretamente di credere nel proprio prodotto!









Gaspare detto
Carissima,
ci risiamo: come ogni anno arriva il momento della raccolta e arriva il momento dei calcoli, degli scandali e dei “buoni propositi” per il futuro. E come ogni anno, alla fine della campagna, tutto ritornerà ESATTAMENTE come prima.
Perchè?
1: l’offerta è frammentata, i produttori sono tanti, piccoli, sdegnati, spesso anziani e senza “eredi” su cui poter contare, non hanno la minima idea di cosa sia il mercato e, soprattutto, di quanto valga il loro prodotto;
2: c’è la pessima abitudine di posticipare il pagamento di concimi, fitofarmaci & Co. alla raccolta, con l’unico risultato di ritrovarsi COSTRETTI a monetizzare per onorare gli impegni, ponendosi quindi in netto svantaggio commerciale nei confronti dei commercianti.
3: le associazioni di categoria sono più dei loro soci e, soprattutto, non fanno ASSOLUTAMENTE NULLA per unirsi (almeno loro…) in un’unica politica a favore degli olivicoltori.
4: non esiste motivo valido per acquistare a 10,00 euro mezzo litro di extra vergine quando accanto ce n’è uno da un litro a 4,00; e dai a spiegare che se ne utilizza di meno, che fa bene alla salute, che in quello da 4,00 non c’è nemmeno olio…se si fatica ad arrivare a fine mese si è disposti a spendere tanto solo sui beni di primaria necessità, come telefonini e vestiti firmati (!!).
5: NON E’ PER NIENTE SCONTATO che vi sia differenza tra i due (visto che in etichetta riportano entrambi la stessa, identica dicitura): pensiamo davvero di poter vendere il nostro prodotto solo a consumatori “illuminati”?
Cara Ale, i problemi delle filiera olivicola (ma anche vitivinicola, cerealicola ecc.) sono tanti, spesso comuni e li conosciamo tutti. Ma fin quando varranno gli interessi economici delle grandi imprese commerciali, nessuna legge sarà mai fatta a vantaggio dei piccoli produttori; e fin quando i piccoli continueranno a condurre inutili battaglie solitarie contro i giganti, l’unico risultato sarà suscitare l’ilarità di questi ultimi.
L’unica arma che abbiamo è l’unione: uniti possiamo chiedere e ottenere la modifica della normativa (ad esempio con l’introduzione dell’analisi sensoriale tra i parametri dell’extra vergine), maggiori controlli e sanzioni più severe e proporzionate. Uniti possiamo decidere il giusto prezzo di vendita del prodotto, costringendo i rivenditori a ricaricare il giusto e a farsi reale concorrenza tra di loro.
…sperando che il messaggio arrivi a tutti i nostri colleghi…
Grazie per il tuo impegno.
Gaspare Triolo.
Jerry detto
Salve, sono un marketing manager con origini siciliane ma che non ha mai lavorato un giorno della sua vita in Sicilia ma che ha preferito lavorare per aziende ubicate a Roma, Milano e Londra.
Ultimamente, pentito a 40 anni dello stile di vita adottato, guardo con occhi romantici quanti sono rimasti in Sicilia, legati alla terra e all’amore per l’agricoltura, coniugandola ad una propria attività d’impresa.
Pertanto mi interessa studiare e comprendere l’esperienza imprenditoriale di persone come Alessandra e i suoi problemi legati al dovere fare impresa in un settore così diverso e affascinante da quello da cui provengo.
Così come ho trovato molto attenta e pertinente la risposta di Gaspare e i suoi suggerimenti dati alle molte questioni poste da Alessandra.
Francamente, non vorrei peccare di presunzione, dal momento che non conosco questo settore, ma se c’è una cosa che ho imparato e che sento di potere suggerirvi, con estrema modestia: non cercate pratiche protezionistiche quali quelle di stabilire un prezzo minimo di vendita.
A mio avviso si tratta di collusione e va contro il libero mercato e quindi in ultima analisi contro gli interessi dei stessi consumatori che andrebbero a ricercare altri prodotti a prezzi minori (Spagna…) e, non ultimo, scatenerebbe le ira di authority, associazioni e UE.
Ad ogni modo per avere la forza di fissare un prezzo minimo di vendita bisogna operare come un monopolista (mettere insieme tutti i produttori in una associazione corporativa a tutela della categoria); e questo la vedo molto difficile nel breve periodo e con tutti gli svantaggi di cui sopra.
Quindi lasciamo che il prezzo lo fissi il mercato e che i produttori competano fra loro.
Ma competere non vuol dire necessariamente offrire il proprio prodotto a meno. Competere significa offrire il miglior valore.
Il valore può essere generato da una strategia di minor prezzo per il consumatore o legata alla differenziazione del prodotto.
In quest’ultimo caso addirittura il consumatore paga, a volte, addirittura un prezzo più alto per avere un prodotto di qualità superiore. Inutile dire che tutto il problema, in quest’ultimo caso, è riuscire a fare percepire ed apprezzare questo maggiore valore.
Non è semplice ma come suggerisce Gaspare qui si che le associazioni di categoria possono fare molto in termini di comunicazione istituzionale per aumentare la percezione del mercato della qualità differenziante di un prodotto o genere di prodotto (nel ns esempio l’olio siciliano).
Mi fermo perché non vorrei dilungarmi e/o commettere l’errore di sembrare il tipico professore di marketing che vuole fare la lezione a persone che, sono certo in quanto imprenditori, non sono affatto a digiuno di marketing.
Ma certamente, a mio modo di vedere (è sicuramente deformazione professionale), la risposta al problema di Alessandra va cercata nella ricerca di una strategia di marketing che consenta di avere successo sul mercato senza cedere a protezionismi o false aspettative.
Per concludere e cercare di essere anche concreti una prima azione che suggerisco è integrarsi a valle della catena del valore diventando rivenditori e distribuendo il proprio prodotto fuori i canali convenzionali attraverso Internet.
Ma qui ci vogliono conoscenze e competenze imprenditoriali innovative che sono sicuro che non mancano in Sicilia. Si tratta solo di trovarle e metterle a frutto.
Buon lavoro.
Alessandra Cuscinà detto
Ciao Jerry,
grazie per i consigli, se ne hai altri non ti creare alcuna remora e dalli!:-) Non preoccuparti che non fai la figura del prof. di marketing anzi!
Magari ci fossero più esperti di marketing a volerci dare una mano, forse non saremmo a questo punto!
Ti scriverò di più in un altro momento ma sono appena tornata da fuori e ho un sacco di cose arretrate da dover mettere in pari
A prestissimo
alessandra
Alessandra Cuscinà detto
Ciao Jerry,
oggi ho letto su teatronaturale.it (http://www.teatronaturale.it/articolo/5889.html)
una lettera scritta da Onofrio Martorana, il presidente del Consorzio DOP Val di Mazara,
e mi sei venuto in mente tu!
Leggi la lettera. Che ne pensi?
Jerry detto
Penso che il cartello, sia che venga proposto dai produttori che, come in questo caso dagli imbottigliatori, sia sbagliato.
Resta per i produttori, oltre che combattere il cartello denunciando quest’attività anticoncorrenziale, adoperarsi per conquistare un maggiore controllo lungo la catena del valore.
Salvatore detto
Un saluto a tutti.
sono pienamente d’accordo con Jerry. La vera crisi del mondo dell’olio è la mancanza di comunicazione e di conoscenze di marketing. Ma è anche vero che i costi per sostenere degli investimenti in comunicazione sono troppo elevati per poter essere sostenute da microaziende polverizzate sul territorio. Dico questo perchè in qualità di frantoiano e produttore di olii di elevata qualità mi sento attore principale del tessuto produttivo che vivo giorno per giorno nelle zone olivicole più importanti della Sicilia e mi accorgo sempre di più che in molti (produttori e frantoiani)oltre ad essere piccoli piccoli, non sanno cosa vogliano dire perossidi o polifenoli, per non parlare di analisi sensoriale. Figuriamoci pertanto se possano comunicare la qualità che loro stessi producono.
Jerry detto
Ciao Salvatore,
se x comunicazione intendi quella tradizionale gli investimenti sono elevati. Ma se ci affidiamo al web gli investimenti diventano alla portata dei piccoli con risultati altrettanto efficaci.
L’idea mia è di lanciare un portale che funga da marketplace in cui domanda e offerta si incontrano. I prodotti sono quelli tipici della Sicilia: Olio, Vino, ecc… prodotti che i produttori possono promuovere applicando il prezzo che meglio credono lasciando al mercato la conseguente risposta in termini di apprezzamento.
I produttori si occupano di garantire la qualità dei prodotti e del servizio promossa attraverso i portale.
Io, metto a disposizione gratuitamente la piattaforma di e-commerce, organizzo la promozione istituzionale del portale, la logistica e l’amministrazione (fatturazione e rimesse).
Questo in breve sintesi è l’idea che da un pò di tempo mi frulla in testa e per la quale, risolti i problemi di piattaforma, avrà poi bisogno dell’aiuto di tutti per attecchire attraverso l’adesione di un buon numero di vendors.
Potrebbe essere un’idea vincente x molte piccole realtà che non hanno forza e mezzi x accedere al mercato.
Che ne pensate?
Alessandra Cuscinà detto
@ 6 salvatore
ciao salvatore, benvenuto nel mio blog
sono felice di scoprire una realtà di un frantoiano che non conoscevo (mannaggia sono stata a pachino e a noto la settimana scorsa, mi sarebbe piaciuto visitare il tuo frantoio)
secondo la mia esperienza non è solo un problema di costi
è più che altro un problema di mentalità: ognuno pensa soltanto a se stesso
ci si potrebbe unire e pagare una campagna pubblicitaria (cartellonistica, radio, purtroppo la tv è troppo troppo in alto per poterlo fare) per promuovere l’olio siciliano e così se ne avvantaggerebbero tutti (coloro che producono olio siciliano ovviamente)
invece ognuno preferisce buttare (perché secondo me sono solo buttati) poche centinaia di euro alla volta in fierette, fierine, fierone che poi, date le scarse quantità e capacità imprenditoriali, raramente – per non dire mai – portano a qualcosa di utile.
Per quanto riguarda, invece, la conoscenza dell’olio, quello che dici tu su perossidi e polifenoli lo attribuirei alla maggior parte dei piccoli produttori e non dei frantoiani o aziende che imbottigliano sebbene ogni tanto mi imbatta in alcuni di queste ultime due categorie che sono totalmente all’oscuro di tutto.
Credo, cmq, che un po’ di colpa l’abbia anche la Regione che non organizza mai corsi di assaggio dell’olio, invece di spendere soldi per bandi per promuovere gli oli in fiere all’estero potrebbe spendere un po’ di soldi per far fare a tutti: produttori, frantoiani, curiosi, massaie, dei corsi per capire l’olio buono.
L’anno scorso ho organizzato a palazzo pantelleria varvaro, un bel palazzo antico di palermo, delle serate di degustazione con cibi preparati tutti con olio extra vergine di oliva, anche le fritture, e il dott. Leonardo Catagnano della UOS di Sciacca (ass. agr. e foreste), ha spiegato per circa un’ora e più (peché le signore presenti non smettevano più di fargli domande), pregi e virtù del’olio.
È stata davvero una bella soddisfazione.
@ 7 Jerry
potrebbe essere un’idea vincente sì
sebbene la forza del nostro prodotto sta nel farlo degustare, se lo assaggi è più facile che lo compri altrimenti… è caro!
Però esistono un sacco di siti di e-comm che propongono prodotti siciliani
in cosa ti differenzieresti da questi?
cosa offriresti in più di loro?
c’è un problema però:
dici che così si salterebbero le spese di intermediari, è giusto ma come posso proporre il mio prodotto allo stesso prezzo a cui lo do’ al rivenditore?
non sarebbe corretto e sarebbe poco conveniente perché non vi sarebbero più rivenditori che vorrebbero comprare il mio prodotto.
Cmq se la cosa sarà fattibile sarò disponibile ad aderire al tuo progetto
quindi quando sarai pronto fammelo sapere
Jerry detto
Ciao Alessandra,
poni 3 bei problemi:
1) L’assaggio: crea una tua reputazione e diffondila attraverso i commenti e le recensioni dei tuoi clienti: sul web faranno da passaparola positivo che convincerà chi, pur non avendo assaggiato il tuo prodotto, ad acquistarlo. E poi se l’acquirente si dovesse ricredere basta non ricomprarlo.
2) la differenziazione: poiché non posso basarla sul prezzo sarà sulla qualità del valore percepito: ampia scelta, prodotti di diversa fascia prezzo/qualità per accontentare i diversi segmenti di acquirenti, eccellenza del servizio di delivery, semplicità d’uso e facilità d’acquisto, metodi di pagamenti sicuri. Ma se la teoria della lunga coda ci insegna qualcosa sul web c’è spazio per un’offerta infinita e la differenziazione non è così importante come nella grande distribuzione dal momento che i consumatori non si mettono a fare confronti fra tutti i negozi possibili. Quello che sarà importante fare sarà battere la concorrenza nel posizionamento all’interno dei motori di ricerca.
3) Il conflitto con il canale distributivo tradizionale. Il problema è reale ma la cosa non deve bloccare l’iniziativa ad andare sul web. Tu vedi l’olio al rivenditore a 50 e lui al consumatore finale a 100? Bene, sul web vendi direttamente a 90. Metti i 2 canali in concorrenza ma senza esasperarla altrimenti ci rimetti il rivenditore.
Spero di averti risposto.
Saluti
Carlo Trobia detto
E poi? Nulla piu’ da novembre dell’anno scorso? E la piattaforma e-commerce? E…? Va bene, sono qui per provocare, ma, spero, soprattutto un’analisi ampliata: sono un piccolo distributore di prodotti Bio ed organici (se “Demeter”, ancora meglio) per il Nord Europa, con base in Olanda. A me la guerra di egotismi siculi che porta l’olio locale ad essere venduto per cosi’ poco va benissimo! Olio che per alcuni usi non ha rivali, lo dico subito.
Idem dicasi per altri prodotti, grossa e’ la crisi del parmigiano reggiano, che costa meno della mozzarella, ma che richiede uno sforzo enorme al cash-flow del produttore: si produce oggi, si vende fra due anni.
E sono convinto’ della bonta del meccanismo di mercato, con precisi distinguo, ovvero sulla necessita’ del controllo di qualita’ esterno al mercato stesso.
Insomma: nessuno vi obbliga a produrre olio, a 3, 4 o 100 euro per kg/lt. Se lo fate e’ perche’ avete le vostre buone ragioni, che possono anche esulare dal commerciale/finanziario in senso stretto. Ma, ripeto: nessuno vi obbliga, il mercato funziona, alcuni chiuderanno, altri verranno assorbiti, altri si fonderanno, etc etc. E finche’ ce ne saranno cosi’ tanti a produrre a questo prezzo, vuole semplicemente dire che: “Ok, il prezzo e’ giusto!”. O devo pensare che su 5 milioni di siciliani ci sia una cosi’ alta concentrazione di imprenditori folli? E le sovvenzioni? E i sussidi? Non ne ho letto menzione, ma mi pare di ricordare ce ne fossero. Europei, italiani, regionali, juventini, interisti e tanti, tanti altri ancora…
ERGO: potete provare a fare protezionismo, ma spero la storia continuera’ ad insegnare che e’ la strada peggiore. Si puo’ lavorare sul valore, con la creazione e la commercializzazione d’un marchio comune e con strategie (e fondi!) comuni di marketing, dove l’unione fa veramente la forza: provate a cavarvi un po’ di sangue e comprare una pagina sull’IHT o altri giornali “pesanti”, in mercati dove ha senso farlo: quello americano, quello nordeuropeo, il nascente cinese. Sempre pensando che non sarete mai Bertolli (ne’, spero, v’interessi esserlo) ma riempirete la nicchia della qualita’ e porterete la stessa dove sono interessati a comprarla.
Se nei supermercati siculi l’olio piu’ venduto e’ toscano (o presunto tale!), vuol dire che vi si state fregando la fetta di mercato piu’ facile, quella che potete raggiungere direttamente. Vuol dire che credono piu’ alla televisione che a voi. Ci sara’ un motivo
E non credo che la piattaforma e-commerce sia funzionale, a tal proposito. Non finche’ muovere piccole partite (2 bottiglie, ad esempio) costera’ cosi’ tanto, insomma, fare l’ordine non basta, bigna anche riceverlo!
Scommettiamo che e’ piu’ semplice pagare un tot a Raul Bova perche’ infili l’olio siculo ad ogni pie’ sospinto (anche se mi pare che sia d’origini calabrese, ma fa lo stesso!)? Scommetto si presterebbe volentieri, con cachet adeguato e donii in vinii et olii altrettanto adeguatiii. E funzionerebbe, mi vien da dire: purtroppo…
E poi un progetto ben piu’ visionario, ben piu’ interessante a mio avviso (no, non e’ la piattaforma e-commerce): nelle scuole. Nelle scuole, sopratutto locali, a cominciare da chi il palato e’ bene che se lo formi “giusto”, come si dice in trinacria. Date un “verso” ai consumatori in erba, e farete un favore a loro e a voi stessi. La qualita’ da dipendenza, se ti ci affezioni da piccolo la cercherai per sempre. Basta un po’ di pane buono e olio nuovo, spiegato bene, e sono sicuro che porterete 1000 clienti nuovi al vostro frantoio.
La signora che ha tanta esperienza nei corsi CEE per l’Associazione delle Piccole e Medie Imprese, perche’ invece non va a parlare con i presidi, invece di fare gli assaggi nei palazzi nobboli o meno nobboli? QUELLE si’ che sono (e che danno!) soddisfazioni.
Doppia strategia, locale et internazionale, perche’ la piattaforma e-commerce, ripeto, ha sempre il problema della logistica, e chi parte svantaggiato (come i Siciliani, sempre e comunque, mi verrebbe da dire) deve utilizzare le proprie risorse con ancor piu’ senno. Senza contare l’esperienza principale ovverosia l’assaggio: dove lo fanno, nella piattaforma, l’assaggio? Volete la piattaforma e-commerce? C’e’ Esperya, che pare funzioni, anche senza assaggio: perche’? Lezione interessante (di marketing e non) per tutti. E come mai non ci siete sopra? Il direttore marketing ha ragione, i distributori bisogna pagarli, ma esistono per un buon motivo, ovverosia spalmare i costi della logistica e dell’amministrazione. Non sempre avere il portale basta (anzi quasi mai, le storie sull’e-commerce bubble si sprecano…)
Ed infine presentazioni ed un poco di becchegraund: sono di origini sicule (padre e madre, ci mancherebbe), ma sono nato e cresciuto a Roma, quindi grecoromano. I miei curano 200 piante d’olivo che danno, come dice a mezza vucca mio padre: “l’olio piu’ costoso del mondo”, quindi ho ben presente il discorso di partenza: se costa 4 euro a bottiglia, VALE 4 euro. Tolto il vetro, l’etichetta, il tappo, il trasporto, la manodopera, etc etc ETC, quanto vale l’olio che c’e’ dentro? Non ne compro mai, infatti. Anche perche’ ho il mio
Sono fuori dall’Italia da 10 anni e non intendo rimetterci piede, lavorativamente parlando, prima della Rivoluzione. Anche io ho avuto “marketing director” scritto sul biglietto da visita, ma me ne vergogno molto.
Cio’ detto appena posso faro’ il giro dei frantoi bio (quindi anche il Cuscina’, ma anche in Agira, dove l’olio costa molto meno, e voglio proprio vedere quanto meno buono sara’!) perche’ la ricerca di prodotti di qualita’ e’, ovviamente, continua.
Un saluto e spero di non aver provocato troppo!
Carlo Trobia